Il Coronavirus ed il suo lessico emotivo I Parte: sull’incredulità….

Il Coronavirus ed il suo lessico emotivo I Parte: sull’incredulità….


In questi giorni, in cui siamo tutti ampiamente ingombrati dalla “questione Coronavirus” e dal suo impatto sulla nostra quotidianità, sul nostro modo di rivisitare il passato e di rappresentarci il futuro, con l’obiettivo di non fare considerazioni premature, quanto improprie, intendo soffermarmi, nel presente come nei prossimi articoli, su alcuni termini che attraversano la Collettività ed il cui risvolto emotivo crea un campo affettivo e relazionale degno di essere esplorato.

Le parole virus e virale

Anzitutto, accompagnano il termine “Coronavirus” sia il sostantivo “virus”, che l’aggettivo “virale”.

Se in Latino, la parola “Virus-viri” indicava un umore viscoso, un veleno; oggi, la si adopera in Biologia ed in Medicina per definire un agente infettivo (di forma sferoidale o poliedrica, non osservabile coi microscopi ottici e che vive e si riproduce all’interno di cellule viventi); oppure, in tempi recenti,  per nominare quei programmi informatici creati con finalità di sabotaggio (ovvero per danneggiare o bloccare il funzionamento di computer ed altri dispositivi, oppure per distruggere i dati in essi memorizzati).

Ne consegue, che con l’aggettivo “virale” si indica, in medicina, quanto concerne ed è causato da un virus, per esempio polmoniti o epatiti (virali); mentre, nel gergo comune, esso viene soprattutto utilizzato per far riferimento a tutti quei contenuti che tramite i nuovi mezzi di comunicazione si diffondono in maniera particolarmente veloce, quanto capillare, in Rete.

Ecco allora che da subito ai termini “Coronavirus”, “virus”, “virale”, associamo, in maniera pertinente, ma comunque da governare, alcune sensazioni emotive negative piuttosto significative.

Risposte emotive alle parole

Di certo è abbastanza intuitivo cogliere quanto sgradevole sia pensare a qualcosa che ci può infettare e far ammalare come il Coronavirus, ma la sensazione sulla quale mi sembra utile soffermarsi è l’INCREDULITÀ.

Mi riferisco al fatto che non si sa bene come fare i conti con un fenomeno così veloce, inaspettato, ignoto e dagli effetti imprevedibili sui futuri assetti politico-economici delle nostre comunità perché è globale e pandemico.

Di fatto, mentre il Coronavirus va veloce, tutti noi facciamo fatica a stargli dietro, nonostante le buone intenzioni, perché ci occorre un po’ di tempo per incamerare tra i nostri pensieri i rischi e le preoccupazioni ad esso associate, al fine di prenderlo nella giusta considerazione tra le abitudini di vita e di non negarne l’importanza!

Insomma, ritengo che sia molto probabile che l’INCREDULITÀ verso il fenomeno CORONAVIRUS preceda tutte le altre sensazioni proprio perché prima di gennaio non lo avevamo mai sentito neanche nominare il Coronavirus e su tutto eravamo concentrati tranne che sui contagi per via aerea causati da virus per i quali non esistono ancora dei vaccini!

Concludendo

In definitiva, è difficile rendersi conto appieno della portata del “fenomeno Coronavirus”, perché:

  • la nostra psiche punta difensivamente sempre a negare, o comunque a depotenziare, ciò che genera turbamento e/o paura;
  • districarsi tra le mille notizie che si hanno a disposizione, individuando gli interlocutori più credibili (tanti esperti e tanti giornalisti si sono messi a disposizione per condividere rispettivamente conoscenze scientifiche ed informazioni) è una vera e propria impresa!
  • siamo naturalmente e giustamente portati a mediare tra il nostro consueto approccio alle prove che la Vita riserva e la dimensione collettiva del sentire;
  • da un lato è fondamentale attenersi alle indicazioni di prevenzione e contenimento della diffusione del Coronavirus (come il Governo e le Autorità Sanitarie e dell’Ordine Pubblico suggeriscono ed impongono ai cittadini), ma dall’altro tendiamo a salvaguardare la nostra discrezionalità circa alcune decisioni da prendere, prima tra tutte, la rinuncia ad attività non importanti a favore di quelle strettamente necessarie;
  • nessuno sa bene come cambieranno a livello globale e locale, collettivo ed individuale, gli scenari e i processi socio-economici e culturali che definiscono i pensieri e le emozioni di ciascuno.

Quindi, in virtù dell’incredulità e dello smarrimento nel senso sopra descritto, credo che saremo passibili, con il passare dei giorni e delle settimane, di incanalare siffatte sensazioni in reazioni di vero e proprio shock collettivo, così come di tipo traumatico; oppure, come la scrivente si augura, in una riflessione più profonda sul valore da dare a noi stessi ed alla nostra Esistenza.