Report del Forum Nazionale LEGACOOPSOCIALI sul Progetto Visiting Democratic Therapeutic Communities

Report del Forum Nazionale LEGACOOPSOCIALI sul Progetto Visiting Democratic Therapeutic Communities


  In questa sede, riporto alcune brevi considerazioni circa il terzo Forum Nazionale del Progetto Visiting Democratic Therapeutic Communities (DTC) sul tema “Diritti Umani ed Evidenze Scientifiche in Salute Mentale”, tenutosi a Roma lo scorso 29 marzo. 

In termini generali, ogni Forum Nazionale è quell’occasione di incontro, a cadenza annuale, in cui tutti i partecipanti al Progetto, con la committenza Legacoopsociali, “tirano le somme” del ciclo di lavoro appena conclusosi e si proiettano nell’anno di accreditamento successivo; più in particolare, il Forum di quest’anno si è rivelato molto denso da un punto di vista emotivo e contenutistico.
Hanno in tal senso avuto grande impatto sia il tema scelto, appunto “Diritti Umani e ed Evidenze Scientifiche in Salute Mentale”; sia il fatto che la committenza della Lega delle Cooperative Sociali è giunta al suo terzo ciclo di lavoro e quindi tante e diversificate sono le esperienze accumulate sino ad ora dai vari partecipanti.

Vale la pena in questa sede precisare che il Progetto Visiting DTC coincide con un programma di accreditamento tra pari per i Servizi residenziali ed abitativi della Salute Mentale e per l’età evolutiva che:

  • dal 2012, si sta diffondendo in molte Regioni d’Italia (dalla Sicilia al Friuli Venezia Giulia, passando per la Basilicata, la Toscana ed il Piemonte);
  • ad oggi, con un differente stato di avanzamento, conta 54 membri (Servizi) iscritti: n.35 Comunità Terapeutiche per utenti Adulti, n.5 Comunità Terapeutiche per Minori, n.14 Gruppi Appartamento per utenti Adulti;
  • ha visto partecipare anche singoli professionisti che non si sono iscritti con i Servizi in cui lavorano, ma individualmente. Si sono cioè formati o si stanno ancora formando al Modello Teorico e metodologico DTC, amministratori, educatori, tecnici della riabilitazione psichiatrica, psicologi provenienti dalle Marche, dal Lazio, dall’Emilia Romagna.

In seno al Progetto, negli anni, ci si è occupati di come organizzare terapeuticamente e di come vivere con spirito comunitario ambienti di cura nei quali la negoziazione delle scelte da compiere coincide con il presupposto indispensabile affinché ciascuno eserciti i propri DIRITTI.

È accaduto che, proposto un modo per trasformarsi grazie all’approfondimento teorico-metodologico ispirato al Modello della “Comunità Terapeutica Democratica”, operatori ed amministratori, già desiderosi di un cambiamento, hanno iniziato a rivisitare il funzionamento dei Servizi in cui lavorano; a modificare gradualmente procedure d’intervento clinico; a migliorare la consapevolezza circa le varie sfumature che compongono la relazione di cura con i loro utenti.
Così, negli anni, il Progetto è stato emotivamente investito dai suoi partecipanti: ha svolto il ruolo di rispondente (D. Winnicott, 1963) e una funzione di holding (D. Winnicott, 1963), nella quasi totale assenza della funzione rispondente delle Istituzioni ed in presenza delle profonde angosce generate dal contatto con la grave sofferenza psichica degli utenti con grave patologia mentale e con le parti psichiche arcaiche e disarmoniche di cui ciascun curante è portatore.
Esso è stato ed è un <<apparato per pensare i pensieri>> (W. Bion, 1962), un <<pasto narrativo>> (C. Bollas, 1989), un invito costante a <<promuovere senso e soggettività attraverso strategie e strumenti clinici, sociali, organizzativi ed istituzionali>> (B. Saraceno, 2018).
Nel corso del Forum, dopo parecchia strada, lungo la quale gli stakeholders (operatori, utenti, familiari e manager) e lo staff hanno incontrato persone, città, mari, montagne (come è noto le sessioni delle Visite di Accreditamento sono itineranti) ed attraversato emozioni esperite con il corpo e con l’anima, è stato importante soffermarsi sull’obiettivo che le <<evidenze scientifiche e i diritti umani>> siano sempre più <<i principi ispiratori degli interventi>> (B. Saraceno, 2018) in Salute Mentale.
Venendo ai contenuti del Forum, nella sessione iniziale, quella TEORICA, prima uno dei due generosi Supervisori del Progetto, il dott. R. Haigh, ha approfondito cosa il modello teorico e metodologico “DTC” preveda per la tutela degli utenti della Salute Mentale ed i loro familiari.
In particolare, R. Haigh ha esposto:

  • l’idea teoretica del “campo relazionale” secondo la quale <<niente ha un valore significativo a meno che non lo si consideri in relazione alle altre cose>> e << i diritti umani non sono agevolazioni individualistiche provenienti da altri o da entità legali come le Organizzazioni e gli Stati, bensì riguardano la comprensione ed il modo di relazionarsi gli uni con gli altri – il ‘come siamo gli uni con gli altri’>>;
  • l’assunto che <<come le esperienze di vita vanno comprese in un contesto olistico ed integrato, così anche i Servizi Pubblici dovrebbero essere costruiti basandosi su bisogni umani reali e complessi, piuttosto che su idee semplicistiche, frammentate e scoordinate>>.

Nell’intervento successivo, dal canto suo, il dott. Stephen Pearce, ha illustrato la ricerca da lui condotta circa le evidenze dell’efficacia del trattamento “DTC”. Trattamento che in sé contiene il tema dei Diritti Umani, fondandosi anzitutto sul diritto di operare scelte quotidiane e sull’opportunità di contrattare le proprie esigenze con quelle degli Altri che la convivenza (con finalità di cura) con altri utenti/membri della comunità genera naturalmente.

La ricerca del dott. Pearce, vale la pena sottolinearlo, si inserisce in un panorama internazionale estremamente complesso in cui prende forma lo sforzo di molti ricercatori di individuare gli outcome delle psicoterapie, sia per contrastare e provare a dialogare con l’egemonia della psicofarmacologia; sia per superare i limiti che buona parte della ricerca sulle psicoterapie presenta.
Per esempio, spesso, i piani di ricerca non tengono conto che gli utenti presentano comorbilità; i campioni esaminati non sono rappresentativi della popolazione clinica perché escludono i soggetti che non soddisfano i criteri dello studio; non considerano i fattori di personalità; i follow-up non sono esaustivi (D. Westen, 2004). 

La ricerca condotta dal dott. Pearce corrisponde all’unico studio controllato randomizzato sul trattamento di Comunità Terapeutica Democratica per Utenti con gravi Disturbi di Personalità. Tale studio (per il quale si rimanda alla pubblicazione sul The British Journal of Psychiatry, 2017) ha dimostrato che la DTC per utenti con Disturbi di Personalità, confrontata ai trattamenti ambulatoriali offerti dal Servizio Pubblico Britannico per utenti con la medesima diagnosi:

  • è più efficace nel ridurre l’autolesionismo, la violenza e l’aggressività degli utenti;
  • è correlata ad una maggiore soddisfazione di questi ultimi per le cure ricevute.

Durante la II SESSIONE del Forum, quella EMPIRICA:

  • con l’obiettivo di individuare metodi e terapie empiricamente informate (D. Westen, 2004), il Direttore del Progetto Visiting DTC, dott. Simone Bruschetta e la prof.ssa Giannone, sulla base dei dati qualitativi e quantitativi raccolti sino ad ora, hanno riportato rispettivamente alcune riflessioni su: le misure di coerenza interna e i modelli interpretativi individuati in seno al Progetto;
  • alcuni utenti, manager e operatori (stakeholders) hanno raccontato come in questi anni di Progetto hanno rivisitato ed approfondito il tema dei Diritti Umani e come la Cooperazione Sociale possa contribuire a sostenerlo in Salute Mentale.

Nella fase finale dei lavori della giornata, durante la SESSIONE DI ACCREDITAMENTO, sono stati consegnati sia i Certificati di Accreditamento ai Servizi che hanno svolto il loro ciclo di Accreditamento, sia gli Attestati per la formazione conseguita dai diversi “Valutatori Esperti DTC”.

Prima di concludere il presente Report, vorrei soffermarmi su una breve nota circa l’immagine che mi ha raggiunto mentre contribuivo alla preparazione dei lavori del Forum: l’immagine di uno scrigno

.

Interrogandomi sul perché la mia psiche avesse prodotto questa immagine e su cosa potesse contenere lo scrigno, c’ho visto dentro un oggetto emotivo prezioso: l’INDIGNAZIONE.

Di indignazione ci si è infatti occupati parecchio nelle aule di formazione per i “Valutatori Esperti DTC” (tenutesi a Roma e a Torino nel corso del 2018) e, per associazione, ho subito pensato ad alcuni testi, letti anni fa o di recente.
Il primo è
 

A 93 anni, nel 2008, Stephan Hessel, che aveva partecipato alla stesura della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, approvata dall’Assemblea delle Nazioni Unite il 10 dicembre 1948, scrive “Indignatevi”, nelle cui pagine afferma <<l’indifferenza è il peggiore degli atteggiamenti…in questo nostro mondo esistono cose intollerabili. Per accorgersene occorre affinare lo sguardo, scavare>>. Poi, qualche pagina dopo, aggiunge, <<se oggi una minoranza attiva reagisce, ciò sarà sufficiente, avremo il lievito necessario a far lievitare la pasta!>>.

L’invito a reagire con spirito critico è tanto presente anche in due saggi, pubblicati in Italia nel 2017 e nel 2018, che seguendo ancora le mie associazioni, mi sento di segnalare perché purtroppo, senza allarmismi, ma con cautela ed attenzione, va detto che nel collettivo, il passo tra la paura verso chi ha la pelle nera e quella verso gli utenti della Salute Mentale è breve!
I saggi cui mi riferisco sono “Clandestino. La caccia è aperta” di Furio Colombo e “L’uomo bianco” di Ezio Mauro.

                                               

 

Entrambi questi importanti giornalisti, mettono in luce che a confronto con <<notizie false e governi deboli>>, siamo in una fase di <<post-democrazia in cui ogni diritto umano e civile>> rischia di <<perdere di valore>> (F. Colombo, 2017). Probabilmente ci troviamo sull’orlo di un <<precipizio sociale>>, alle prese con <<un’ansia fobica del diverso>>, con un fenomeno, quello del razzismo, che riemerge dal passato <<in forma moderna, una forma sfrondata dal peso delle grandi ideologie>> (E. Mauro, 2018).

Al di là delle associazioni della sottoscritta e tornando al nostro specifico ambito di intervento ed interesse, il Progetto Visiting DTC, appare più che utile e doveroso sintonizzarsi con l’invito di B. Saraceno, il cui testo “Sulla povertà della psichiatria” (2018), ha ispirato moltissimo il Forum di quest’anno. Ovvero, con l’invito ad una <<militanza intellettuale attiva>> per rispondere ai <<DIRITTI AMPUTATI>> degli utenti della Salute Mentale e dare voce all’Indignazione che in molti viviamo.

Ed appare utile e doveroso pure soffermarsi sul fatto che, da un lato, vi sono variabili esterne di facile individuazione, come il razzismo di cui oggi più che mai in Italia dobbiamo occuparci o la parzialità del supporto delle Politiche Sanitarie o, ancora, la disorganizzazione di molti Servizi della Salute Mentale; e che, dall’altro, esistono fenomeni più difficili da scovare perché non stanno intorno a noi, ma dentro di noi.
Può accadere, infatti, che in ciascun curante ci siano parti psichiche che somigliano parecchio proprio a quelle Istituzioni verso le quali spesso ci si indigna. Parti psichiche che non si soffermano sulla specificità che ciascun utente merita, che agiscono senza speranza e senza una visione e una prospettiva della cura che valga la pena perseguire.
Pertanto, mi fa piacere concludere con la speranza che il Progetto Visiting DTC riesca nel tempo a custodire, come uno scrigno, l’indignazione di tutti, dandole una direzione possibile tanto intorno a noi, quanto nell’ambiente interiore di ciascuno…

D’altronde, come scrive il premio Nobel per la Letteratura Josè Saramago in “Del resto e di me stesso” (1973), <<l’UOMO INVENTA PRIMAVERE, TRA ROVINE ED ERRORI>>….