Isolamento, tristezza, iperattività, scarsa attenzione: quale psicoterapia per questi bambini?

Isolamento, tristezza, iperattività, scarsa attenzione: quale psicoterapia per questi bambini?


Accedere alla comprensione delle variegate vulnerabilità emotive dei bambini è un’operazione complessa, di grande responsabilità, meritevole di attenzione e specificità dei percorsi di cura che nel caso dei Minori sono anche, contemporaneamente, di prevenzione.
Da parte dei clinici è quindi doveroso pensare a interventi precoci e adatti alla complessità della sofferenza psicologica infantile.

Sia pur scarsamente diffuse, particolarmente appropriate risultano essere le psicoterapie basate sul gioco collettivo. Esse sono infatti capaci di accogliere le caratteristiche temperamentali, la storia di sviluppo e familiare, le potenzialità di ogni bambino per modularne in maniera funzionale i comportamenti ed i vissuti emotivi, in relazione a quelli degli Altri e grazie all’appartenenza al gruppo. Il gruppo ed il gioco, in tal senso, sono strumento e finalità della psicoterapia.
Nella sua applicazione più tradizionale, che in questa sede si vuole trattare, lo Scenodramma è un dispositivo di psicoterapia:

  • di gruppo;
  • basata sul gioco;
  • prevalentemente, per bambini con un’età compresa tra 4 e 8 anni circa.

Tale dispositivo prevede cinque partecipanti, tre bambini e due terapeuti, che siedono intorno ad un tavolo rotondo, con al centro uno spazio vuoto, pieno d’acqua (ved. figura a seguire).

Lo spazio con l’acqua offre al gruppo un luogo collettivo, mentre quello intorno all’acqua è suddiviso in cinque spicchi, detti “territori”, che rappresentano lo spazio personale di ciascun partecipante.
Inoltre, tra un territorio e l’altro, vi sono barriere parzialmente mobili di cinque colori diversi (bianco, giallo, verde, blu, rosso) che da un lato delimitano e definiscono ciò che è soggettivo (territorio individuale, ma non solo), dall’altro permettono la comunicazione e lo scambio tra i membri del gruppo perché possono essere aperte su richiesta (non rimosse del tutto, ma per metà).
Ciascun partecipante al gioco, oltre che essere “proprietario” di un territorio, ha a disposizione un kit di oggetti, posti in una scatola e dello stesso colore delle barriere del proprio territorio.
Il kit è composto da personaggi umani (grandi e piccoli), animali, alberi, blocchi, un’automobile, una barca (ved. figura a seguire), ovvero tutto ciò che serve per creare una storia!

I due terapeuti che giocano seduti al tavolo, ciascuno in corrispondenza del proprio territorio, rivestono rispettivamente il ruolo di “Direttore del gioco” e di “Io-Ausiliario”, con funzioni diverse rispetto allo svolgimento della seduta e alla relazione con i bambini che compongono il gruppo.
È da segnalare che il “Direttore del gioco”:

  • siede sempre al territorio bianco, a differenza degli altri membri del gruppo che hanno facoltà di scegliere il proprio colore tra quelli disponibili nella prima fase di lavoro insieme (nella prima seduta di gruppo);
  • possiede un kit aggiuntivo di oggetti (ved. figura a seguire), decolorati, che può all’uopo utilizzare durante lo svolgimento del gioco. Tali oggetti aggiuntivi possono aiutarlo a simbolizzare istanze psichiche fondamentali nella regolazione dei rapporti umani come, per esempio, la Giustiziae l’Aiuto.

    Mentre, come dice il nome stesso, il “Direttore del gioco” si occupa di far in modo che tutti i partecipanti sviluppino gradualmente l’appartenenza al gruppo, armonizzando le storie individuali e creando una narrazione collettiva; dal canto suo, il terapeuta con funzione di “Io-Ausiliario” ha il compito:

    • in generale, di sostenere il gioco terapeutico garantito dal “Direttore del gioco”;
    • in particolare, all’occorrenza, di supportare il bambino che presenta maggiore difficoltà per i più svariati motivi.

    Il “Direttore del gioco” e l’“Io-Ausiliario” fanno parte di uno staff di conduzione del dispositivo che prevede anche un terzo terapeuta con il ruolo di “Conduttore della seduta”. Quest’ultimo non è seduto al tavolo, ma si colloca esternamente al cerchio del gioco, in prossimità del tavolo, costituendo un ideale cerchio esterno.
    È facilmente intuibile che realizzare una seduta di gruppo con tre bambini, che spesso trasformano la loro inquietudine interiore per esempio in ipercinesia (movimenti continui e problematicità a rimanere seduti con conseguenti difficoltà di attenzione e concentrazione) o in ripiegamento su sé stessi (inibizione), richieda uno staff di conduzione capace di dare stabilità e continuità alla seduta, inglobando le caratteristiche di tutti.
    Venendo alle sedute, occorre precisare che esse generalmente durano 50 minuti e si dispiegano lungo una processualità scandita da fasi ben precise. Infatti, ogni sessione di gruppo si può potenzialmente articolare lungo cinque fasi:

    • dell’accoglienza;
    • del concepimento della Storia e dell’installazione della Messinscena;
    • del Racconto delle Storie;
    • del Gioco (Drammatizzazione ludica);
    • della Discussione di Gruppo.

    Ciascuna fase richiede molta cura ed attenzione clinica allo staff di conduzione per garantire una buona articolazione tra “la realtà psichica individuale e quella del gruppo” (Kaёs, 2007), una proficua alternanza tra tempi personali e tempi collettivi, la messa in comune del mondo interno di ciascun partecipante.
    Si comunica attraverso le azioni di gioco e ciascuno, in maniera inconscia e spontanea, mette in scena sé stesso e sé stesso in relazione agli altri membri del gruppo.
    I bambini inseriti nei gruppi di Scenodramma trovano nel gioco un linguaggio estremamente familiare, appropriato, immediato per raccontarsi. I terapeuti incontrano nelle scene dei territori le emozioni, le esperienze, le vulnerabilità dei loro pazienti e cercano di accoglierli ancora una volta in un modo adatto all’età e alla capacità di simbolizzazione di questi ultimi: il gioco.
    Oltre allo Scenodramma tradizionalmente inteso, come sopra descritto, la pratica clinica ha indotto a metterne a punto e sperimentarne altre applicazioni. È questo il caso dello Scenodramma con le famiglie; di quello per adolescenti con schizoidia (con inibizione severa e difficoltà nella comunicazione); dello Scenodramma in assetto comunitario (sperimentato per esempio nelle Scuole o nelle Comunità Terapeutiche).
    Il dispositivo, in definitiva, si è rivelato uno strumento estremamente versatile e atto a esplorare i campi mentali individuali e collettivi di persone, non solo bambini, che risultano difficilmente trattabili con terapie basate sulla parola, azzerando le differenze tra chi ha già sviluppato la capacità di stare in mezzo agli Altri e di comunicare e chi ancora, per i motivi più disparati, non ha raggiunto questa tappa dello sviluppo psichico.