La Depressione: un discorso interiore doloroso

La Depressione: un discorso interiore doloroso


La Depressione è un’esperienza umana che si presenta in varie forme, coinvolge il pensiero, gli affetti, il corpo, il modo dell’individuo di stare al Mondo con sé stesso e con gli altri.
Può interessare tutte le fasi della vita, dall’infanzia alla vecchiaia; manifestarsi chiaramente, oppure nascondersi dietro comportamenti di vario tipo (per esempio, nella sfera alimentare o sessuale); intaccare, a seconda dei casi, la capacità di avere relazioni, di apprendere, di lavorare.
Trattasi davvero di un argomento estremamente vasto ed in questa sede ne verranno dati solo alcuni cenni, prendendo spunto anche dalla lettura di un testo pubblicato in Italia nel 2002 ed il cui autore è uno psicoanalista francese, Pierre Fédida.

Se i segni di qualsiasi disturbo psicologico sono la manifestazione oggettiva e visibile dall’esterno di quest’ultimo, i sintomi ne sono la manifestazione soggettiva, ovvero il modo in cui il disagio, o disturbo che dir si voglia, viene percepito dal singolo soggetto.
Infatti, la maniera in cui ciascun individuo vive la propria sofferenza psichica può essere accomunata al malessere avvertito da altri, ma presenta sempre caratteristiche e sfumature uniche che meritano di essere ascoltate nella loro specificità all’interno di una relazione terapeutica.
In termini generali, il soggetto che sta attraversando uno stato depressivo (o che ne è portatore in maniera continuativa da un tempo indefinito) può:
• sentirsi sminuito nella sua vitalità, a tratti “svuotato”;
• percepire stanchezza, indebolimento, mancanza di appetito e/o di piacere e/o di desiderio sessuale;
• avvertire noia o sonno in una maniera molto significativa;
• sperimentare enorme solitudine, sfiducia, sconforto;
• provare dolori del corpo che non sono giustificati da alcuna condizione medica;
• svalutare sé stesso e le proprie capacità in maniera violenta;
• avere convinzioni molto rigide e mortificanti su di sé e/o sugli altri;
• presentare instabilità comportamentale;
• in alcuni casi, tendere a procurarsi del male e/o ad avere idee suicidarie.
Il suddetto elenco di sintomi è parziale rispetto alla complessità della sofferenza di cui si sta parlando, ma permette di indirizzare la riflessione su due punti specifici dell’esperienza depressiva e messi bene in evidenza da P. Fédida (Biblioteca Einaudi, 2001):
 il discorso interiore doloroso;
• la capacità depressiva.
Per discorso interiore doloroso si intende quell’incessante soliloquio dell’individuo che in maniera opprimente, ripetitiva, senza sosta e senza interruzione di continuità scava la sua condizione di solitudine.
Il discorso interiore del soggetto che vive la depressione lo intrappola in un’esperienza solipsistica nella quale la convinzione che nessuno può comprenderlo ed aiutarlo è sempre presente e agisce in maniera sottile quanto efficace, riuscendo ad intrappolare i pensieri e le emozioni del soggetto stesso.
Tuttavia, il discorso interiore doloroso, al cuore dell’esperienza depressiva, può essere ascoltato, accolto, indagato, compreso e trasformato facendo l’esperienza della Psicoterapia: se il discorso interiore doloroso coincide con la perdita della “comunicazione intersoggettiva” (Fédida, 2001), la Psicoterapia è anzitutto un dialogo con l’altro, un dialogo che cura.
Il dialogo in Psicoterapia non intende sbarazzarsi del discorso interiore doloroso, ma farne un buon uso: questa affermazione consente di venire al secondo punto che è in questa sede oggetto di attenzione.
Vivere, infatti, un’esperienza di Psicoterapia corrisponde all’opportunità di esplorare le ragioni e i significati profondi che il discorso interiore doloroso porta in sé. È tale esplorazione che restituisce “senso e soggettività” (Saraceno, 2018) ai sintomi depressivi, che aiuta il soggetto a comprendere la specificità della sua disperazione e a scardinare la solitudine che lo avvolge.
Finché non condivide con un terapeuta ciò a cui pensa continuamente quando è solo con sé stesso e finché non prova a descrivere il proprio dolore orfano di parole, il soggetto con sentimenti depressivi continua ad erigere barriere molto violente e molto spesse tra sé e gli altri, finendo per rimanere nel proprio isolamento.
Il buon uso della depressione coincide invece con il darsi l’opportunità di stare in relazione, di dare voce alla propria profonda tristezza, di mettere in luce il significato che assume per la vita psichica l’apparizione di uno stato depressivo.
Colui che patisce di Depressione cerca comprensibilmente delle soluzioni rapide alla sua sofferenza e può desiderare di spegnerla, per esempio ricorrendo alla sola psicofarmacologia. Al contrario, la Psicoterapia propone di sviluppare una capacità depressiva.
La capacità depressiva coincide, in tal senso, con la creazione da parte del soggetto della competenza di adattarsi in maniera armonica alla propria storia di vita e a ciò che il Futuro gli riserva
Per concludere, “si può in qualche modo scorgere nello stato depressivo una funzione di regolazione” (Fédida, 2001) che da un lato va rispettata come modo del soggetto di ritirarsi in sé stesso in maniera conservativa e dall’altro può essere il punto da cui partire per dedicarsi all’esplorazione di sé, alla comprensione della propria sofferenza, ai cambiamenti possibili.