Disturbi dell’Alimentazione: I fattori di rischio

Disturbi dell’Alimentazione: I fattori di rischio


Le tessere del mosaico (II parte)

l’individuazione dei fattori di rischio.

Premessa

Prima di descrivere i fattori di rischio che interessano i Disturbi Alimentari, è utile fare alcune premesse:

  • solitamente, per “fattore di rischio” si intende un fattore (genetico, familiare, culturale, sociale, ambientale) che è in grado di aumentare la probabilità che un evento, nel nostro caso un Disturbo, si verifichi;
  • quelli dell’Alimentazione, come tutti i Disturbi psichici, sono multifattoriali e multideterminati, quindi un solo fattore di rischio non è sufficiente perché il soggetto sviluppi e manifesti il problema

I Fattori di rischio: la loro definizione e sovrapposizione

Ascoltando e ricostruendo la storia clinica di chi soffre o ha sofferto di Disturbi dell’Alimentazione, è possibile rintracciare che vi sono tre tipologie di fattori di rischio (detti “predisponenti”, “scatenanti”, “di mantenimento”).

Essi, spesso, da un lato si sovrappongono nella loro manifestazione temporale, dall’atro si rinforzano a vicenda (nel senso che un fattore di rischio ne alimenta un altro e viceversa). Più precisamente:

  • Fattori predisponenti sono quelli necessari per provocare il Disturbo;
  • Fattori scatenanti corrispondono all’innesco, all’inizio dei primi sintomi;
  • Fattori di mantenimento mantengono nel tempo il problema ed ostacolano il processo di guarigione.

I fattori predisponenti

In termini generali, è possibile individuarne almeno tre grandi categorie, come riportato a seguire:

  1. AMBIENTE SOCIO-CULTURALE d’appartenenza. Si mette in rilievo a tal proposito quanto la società contemporanea crei delle pressioni culturali ambivalenti sugli individui perché da un lato propone i valori dell’opulenza e dell’abbondanza, e attraverso pratiche consumistiche li induce ad “abbuffarsi” (in tutti i sensi), dall’altro instilla costantemente l’idea ossessiva della magrezza, al punto da averne fatto un ideale da raggiungere.

Più precisamente, il linguaggio contemporaneo spinge alla ricerca maniacale della forma corporea perfetta, veicolando l’idea che solo chi ha un corpo asciutto e snello, nel caso delle donne, oppure muscoloso e scolpito, nel caso degli uomini, può essere socialmente approvato ed integrato. Tale linguaggio, a sua volta, produce idee errate e dannose rispetto al peso e alle forme corporee, come, per esempio CORPO PERFETTO = VITA PERFETTA o ESSERE MAGRI = ESSERE FELICI;

  1. DISTORSIONE DELL’IMMAGINE CORPOREA. Per immagine corporea s’intende la percezione che il soggetto sviluppa, nel corso del tempo, del proprio corpo, guardandosi allo specchio o osservandone direttamente le parti.

Così, ciascuno crea un’immagine della forma, della dimensione e della taglia del proprio corpo che genera nella persona stessa una serie di reazioni emotive, facendola sentire più o meno gradevole e attraente agli occhi degli altri.

Ne deriva che l’autostima che ogni persona costruisce dipende anche dall’immagine mentale che ha del proprio corpo e, per esempio, un aumento ponderale, determina generalmente sensazioni di frustrazione ed auto-svalutazione; mentre, in molti casi, la perdita di peso aumenta il senso d’autocontrollo, la fiducia personale e l’autostima. In tali situazioni, è come se il successo o il fallimento nella sorveglianza del proprio peso divenisse un indicatore della capacità di dominare la propria vita.

La discrepanza tra il peso reale e il peso percepito è quindi una misura della distorsione dell’immagine corporea;

  1. FATTORI DI PERSONALITÀ SPECIFICI: il perfezionismo, la rigidità e l’intolleranza alle frustrazioni sono stili relazionali (ovvero, modi di relazionarsi a sé stessi e agli altri) che molto hanno a che fare con le caratteristiche dei Disturbi Alimentari e concorrono, in moltissimi casi, a strutturarli.

I Fattori scatenanti

Accade spesso che l’insorgenza dei Disturbi in questione sia strettamente correlata (da un punto di vista temporale, ma non solo) ad alcuni dei seguenti comportamenti, eventi di vita o tappe dello sviluppo (ognuno dei quali merita un rispettoso approfondimento a seconda della persona presa in esame):

  • inizio di una dieta dimagrante;
  • aumento eccessivo dell’attività fisica o dell’attenzione per quest’ultima;
  • esperienze abbandoniche e di perdita reale (lutti) o simbolica;
  • maltrattamenti, abusi, violenze;
  • l’ingresso in ADOLESCENZA, con l’insieme di cambiamenti sul piano fisico, cognitivo, sessuale e relazionale, che la persona è chiamata ad affrontare.

I Fattori di mantenimento

Contribuiscono alla persistenza nel tempo del Disturbo diverse variabili che sovente hanno svolto anche un ruolo significativo nell’innesco del problema del soggetto con il proprio corpo, il proprio peso e l’alimentazione in termini generali.

Ci si riferisce, in particolare a:

  • le PRESSIONI SOCIO-CULTURALI, come sopra indicate;
  • la PERCEZIONE DISTORTA della propria IMMAGINE CORPOREA, come sopra indicata;
  • la PERDITA DI PESO.

La PERDITA DI PESO, vale la pena sottolinearlo, assume spesso il rilievo di una vera a propria Dipendenza Patologica perché il calo di peso può non essere sufficiente per chi lo ha ottenuto e come, in tutte le forme di addiction, il soggetto tende a proseguire nella progressiva perdita di peso, in maniera assolutamente pericolosa e irrazionale.

L’espressione <<nella fame sono re>> della celebre studiosa dei Disturbi Alimentari (ed una delle prime) H. Bruch (1978), si rintraccia, infatti, il cuore dell’esperienza allucinata, grandiosa ed allo stesso tempo straziante, del soggetto che imposta la propria esistenza sul raggiungimento e mantenimento di quella magrezza estrema, e a tutti costi, che sovente, in assenza degli aiuti adatti, lo conduce alla morte.